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Anonymous hackera VittorioSgarbi.it



Salve Vittorio,
Come al solito hai perso un’altra occasione per tacere. Capra : >
A noi i simpatizzanti omofobi della mafia non ci piacciono affatto,e tu non ci piaci.

Onore a Paolo Borsellino,Giovanni Falcone,Aldo Moro,Antonio Ingroia,Peppino Impastato,Roberto Saviano,Guido Galli,Emilio Alessandrini,Umberto Ambrosoli e a tutti coloro che combattono attivamente le mafie in italia e in tutto il mondo e a quelli caduti per la Causa.

“Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro; questo debito dobbiamo pagarlo giosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere; la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità; ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse “La gente fa il tifo per noi”; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze”

8 gennaio:in memoria di BEPPE ALFANO

"Oggi ricordo Beppe Alfano, giornalista ucciso 19 anni fa a Barcellona Pozzo di Gotto. Tutti dobbiamo ricordare soprattutto prendendo esempio dalla sua onestà' e dalla sua integrità morale!"
- Monica Iannì
 
L'8 gennaio 1993 muore a Barcellona Pozzo di Gotto uno dei  giornalisti migliori che abbiamo avuto in Italia.
La sua storia ha dell'incredibile. Era un professore delle medie con la passione del giornalismo. Ma non di quel giornalismo becero e misero di cui siamo testimoni in questi ultimi tempi. Quella per il giornalismo era passione pura tanto quanto la sua voglia di smascherare fatti poco chiari che capitavano in quella che si può realmente considerare come "Zona d'ombra", Barcellona Pozzo di Gotto.
Venne minacciato e dal momento che non era "tesserato" come giornalista risultava anche poco credibile, talmente poco credibile che venne ammazzato nella notte da dei mafiosi.
Però, preferisco che la sua storia ve la raccontino i figli di Beppe (Sonia, Chicco e Fulvio) e l'avvocato Repici che tutt'ora sta lavorando affinchè Beppe abbia la giustizia che si merita [in una puntata di BluNotte]:
 

La storia completa di questo grande uomo è possibile leggerla nel libro che ho voluto definire "una lezione di vita memorabile" ossia "La Zona d'ombra" di Sonia Alfano.

Vi invito a leggerlo...è un pezzo di storia che deve assolutamente essere rivissuto, solo in questo modo si può tentare di combattare la mafia.

 Anche PIF ha raccontato e fatto raccontare la storia di Beppe Alfano durante la puntata ORFANI DI MAFIA.

Ho trovato particolarmente commovente anche questo articolo pubblicato sul carrettino delle idee: L'UOMO CHE CAMMINA SUI VETRI.

Vi lascio con questa canzone dedicata a Sonia e suo padre Beppe <3

Vedo negli occhi tuoi
Quello stesso desiderio:
vivere e credere
che non dobbiamo cedere.

Vedo negli occhi tuoi
quello stesso desiderio:
vivere e credere
che noi possiamo vincere.

Peppino Impastato: una storia da raccontare






Peppino Impastato, 5 gennaio 1948

Peppino Impastato: una storia da raccontare:

 

 < a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa.>>

La giornata del sorriso

 di Liborio Martorana Senior

C'era una bella aria questa mattina nella palestra di Valeria Grasso, un'aria frizzante e coinvolgente, con i visi delle persone, che, quando li incrociavi, ci trovavi stampato sopra un enorme sorriso e degli occhi che ti mettevano subito a tuo agio. Sto parlando della palestra nel quartiere San Lorenzo, quartiere ad alta densità mafiosa, regno della famiglia Madonia prima e di Salvatore Lo Piccolo poi.
Già, quella palestra che creò tanti di quei grattacapi a Valeria da essere addirittura presa assieme ai suoi bambini e nell'arco di due ore trasferiti in una località segreta per l'attuazione di un programma di protezione come quelli che si utilizzano per i pentiti di mafia o per i testimoni di giustizia.

Ma Valeria Grasso non è una pentita, non lo è per il solo e semplice fatto che lei non è una mafiosa quindi di cosa avrebbe dovuto pentirsi?. No lei è una vittima di mafia, e malgrado fosse vittima un bel giorno ha deciso di non esserlo più, conscia dei pericoli che lei e la sua famiglia potevano correre decide di affidarsi allo stato, o ancora meglio ad alcuni uomini che lavorano per lo stato.
Denuncia i suoi estorsori, che vengono arrestati e successivamente condannati per diverse decine di anni di galera.

Ma non è di questo che voglio parlare, io voglio parlare di questa GIORNATA DEL SORRISO che Valeria Grasso ha organizzato nella sua palestra, per bambini e famiglie disagiate.

Ed in questo cosa ha fatto Valeria Grasso?
Armata di coraggio è andata in giro per negozi a chiedere un contributo per questa giornata. In cosa consisteva questo contributo? Lei non ha chiesto soldi, non vuole soldi, lei ha chiesto giocattoli, vestiti, spesa alimentare per questi bambini che altrimenti, e con molta probabilità non avrebbero avuto,  per dare un piccolo aiuto alle famiglie povere che si presentavano, questo ha fatto Valeria Grasso.

Quello che ho visto a parte le facce sorridenti dei ragazzi che aiutavano Valeria, a parte la presenza di un paio di politici, e dei tanti agenti di scorta, ho rivisto lo sguardo della mamma di Valeria, una donna ancora bella malgrado l'età e i dispiaceri, uno sguardo finalmente rilassato, rispetto all'anno prima, quando la incontrai nell'ufficio di Valeria dove ero andato per conoscere meglio questo caso.
Quello che ho visto è stata la solidarietà pura e disinteressata, ho visto persone che arrivavano con i sacchi pieni, come se fossero dei babbo natale in incognita, ho visto un fruttarolo che scaricava un furgoncino pieno di frutta e tutta la roba da mangiare che man mano arrivava, ho visto l'abbraccio tra Valeria e la sua amica Sonia, un abbraccio che commuoveva e mostrava quanto fossero vicine.
Ma soprattutto ho visto lo sguardo di Valeria Grasso che era felice, che era felice per quello che stava facendo, per quello che stava dando, era felice per tutte quelle persone che erano andate a portare i loro piccoli gesti disinteressati, ma forse era felice per il fatto che oggi non si è sentita più sola.
Questo ed altro ho visto, fino a quando, l'irruzione vociante di due classi di bambini della scuola elementare Giovanni Falcone dello Zen, non ci ha staccato dal nostro stupore.

Borsellino a RadioLiberaTutti:Trattativa stato-mafia, Istituzioni, Cassata e Movimento Agende Rosse


Martedì 14 su www.radioliberatutti.it è andata in onda l'intervista a Salvatore Borsellino nella trasmissione "DirettaLibera".
Sono stati affrontati diversi temi con un importantissimo tema in comune: la TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA.

D:Lei più volte ha detto che su quel piccolo simbolo di giustizia (l'altare in ricordo della strage in Via D'Amelio, ndr) lei non vuole che sia profanato. 
Profanato da chi?

R: Purtroppo dopo la strage di via d'Amelio noi non volemmo che i funerali di Paolo fossero dei funerali di Stato ma che Istituzioni o personaggi della politica si presentassero come comuni cittadini. 
Per anni ci hanno imposto funerali di Stato a cui partecipavano quegli stessi rappresentanti politici e delle Istituzioni che io ritengo avessero avuto una qualche partecipazione, almeno morale, alla responsabilità di quella strage.
Ho sopportato a lungo, per più di dieci anni, dopodiché la mia rabbia è montata in maniera tale che non sono più riuscito a sopportare quella profanazione e quelle corone di Stato portate per quella che. mi sono poi reso conto, fosse anche una strage di Stato.
Perciò, con i ragazzi delle Agende Rosse abbiamo soltanto detto che da lì in avanti saremmo stati presente in quella via il 19 luglio con le nostre agende rosse. Da quel momento nessun rappresentante delle Istituzioni si è più presentato per paura di essere contestato.
Io non so che giudizio possiamo dare di rappresentanti delle istituzioni che hanno paura delle contestazioni tanto da non presentarsi a commemorare un magistrato come Paolo Borsellino.

D:Quando parliamo di trattativa tra stato e mafia, parliamo di un qualcosa che ormai si può dire archiviato, messo in soffitta oppure fa parte di una pax mafiosa che dura tutt'oggi?


R:No, io direi più che qualche cosa messa in soffitta, si tratta di qualche cosa che sicuramente c'è stata. Perché dopo una congiura del silenzio durata quasi vent'anni durante la quale nessuno voleva ammettere l'esistenza di questa trattativa, dopo che io, già dal 2007, grido in tutti i posti dove mi invitano in Italia che mio fratello è stato ucciso proprio a causa di questa tratta o per lo meno che la sua fine è stata accelerata per portare aventi questa trattativa; oggi che un mafioso (cioè Spatuzza) sebbene sia diventato, collaboratore di giustizia e figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino , ha iniziato a parlare di questa trattativa improvvisamente rappresentanti delle istituzioni (come Violante, Martelli, Liliana Ferraro, Conso che di questa trattativa non avevano mai parlato) hanno cominciato a fare delle ammissioni.
Trattativa che io ritengo non sia ancora conclusa, in quanto tutt'oggi si stanno pagando le cambiali che sono state comprate per questa trattativa.
Secondo me, tanto per fare un esempio, tutto quello che avviene attorno al 41bis e che è avvenuto da vent'anni a questa parte fanno parte del pagamento di queste cambiali.

D:Come giudica l'atteggiamento che lo stato ha avuto nei confronti delle richieste contenute anche nel “Papello” di Riina?

R:Io quando parlo di Stato ne parlo con cautela perchè lo Stato è rappresentato sia dalle Istituzioni per bene e non che dai cittadini.
Quindi posso parlare di quell'atteggiamento che alcuni rappresentati delle istituzioni (una parte dello Stato) ha avuto in queste vicende.
Io credo che dal '92 ad oggi ci sono state delle manovre oscure sulle quali va fatta chiarezza e sulle quali oggi ci sono dei magistrati a Palermo e Caltanisetta che stanno cercando di fare chiarezza. 
Per cui bisogna chiarire e capire il perchè in certi periodi centinaia di persone sono state tolte dal 41 bis, perchè la legislazione sui pentiti è stata stravolta, perchè non è stata portata avanti, come avrebbe dovuto essere in maniera di rafforzarla, la confisca sui beni mafiosi ma piuttosto addirittura si è pensato di metterli all'asta permettendo agli stessi mafiosi, vista la disponibilità che hanno di capitali senza limite, che sono di basso prezzo pe sporchi di sangue.
E sono tutte cose che messe assieme ci fanno capire, non solo come si stanno pagando le cambiali di questa trattativa, ma anche che questa trattativa probabilmente sta continuando davanti agli occhi di tutti.
Quando sono stati interrogati davanti alla televisione i Graviano ed è stato chiesto loro se conoscevano dei personaggi politici e delle istituzioni, il maggiore dei fratelli Graviano ha risposto dopo un lungo silenzio.
Silenzio che nel linguaggio mafioso ha un segnale evidente: “non parlo ma potrei parlare”
Questa è la continuazione della trattativa davanti agli occhi di tutti.

D:In questi ultimi giorni è uscito un articolo sull'espresso, parlando dei Graviano, dove si dice che durante un intercettazione un esponente di cosa nostra ha affermato che i Graviano hanno un appoggio politico molto in alto.

Questa persona ha fatto un nome: “Schifano”. Molti dicono che forse è il Presidente del Senato Renato Schifani.

Lei cosa ne pensa?

R:Io penso che sia molto probabile che si riferisca a quella persona.
Ma d'altra parte, ci sono stati molti collaboratori di giustizia che hanno detto che dai Graviano è stato proprio affermato in un certo momento, in un bar di via Veneto se ben ricordo, che c' hanno messo l'Italia nelle mani e si riferivano a quello che è poi divenuto il Presidente del Consiglio.

D:Crede che un po' di chiarezza si stia incominciando a fare anche con l'iscrizione nel registro degli indagati di Marcello Dell'Utri proprio per la questione della Trattativa?

R:Si, Marcello Dell'Utri è già condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e personalmente non so quanto esterno sia effettivamente questo concorso.
Il fatto che Dell'Utri sia stato iscritto nel processo della trattativa che si svolge a Palermo è un segnale per me molto positivo, cioè del fatto che quella procura in particolare che i giudici , i magistrati come Ingroia e Di Matteo stiano lavorando bene e nella giusta direzione e che purtroppo però io ritengo che siano in grave pericolo che io ritengo addirittura anche di vita visto il momento perché siamo in un momento particolare troppo simile a quello del 92.
Un sistema di potere che è collassato e che si deve passare ad un altro sistema di equilibrio, un altro eq di potere. 
Purtroppo nel nostro paese questi momenti hanno coinciso con delle stragi.
Quindi non so se per questi magistrati questi poteri forti riterranno suff la maniera con cui sono stati eliminati altri giudici senza strage ma eliminati in altri modi.
Mi riferisco, tanto per fare un nome, a Luigi De Magistris.

D:Lei parlava di Berlusconi ed ora parlava del vuoto di potere.
Quindi mi sembra di capire che lei non crede, tanto per citarne uno, ad un titolo della Stampa di una settimana che diceva che Zagaria aveva detto che visto che non c'è più Berlusconi è molto più facile prenderci tutti.

R:Non credo che le cose siano così.
Non è solo Berlusconi, c' Berlusconi e c'è chi gli sta attorno.
A parte quello anche durante il suo Governo i latitanti venivano presi, anche di spessore, quelli di cui il governo si vantava.
Io credo che quei latitanti siano stati presi nonostante quel governo, nonostante [...] il fatto che ai magistrati vengano tolti o si tentano di togliere le armi per poter condurre la loro indagine, nonostante che si tolgono fonti alle forze dell'ordine, nonostante questo i pezzi sani della nostra istituzione (trai quali io metto la magistratura e parte delle forze dell'ordine) hanno conseguito dei successi notevoli […]
Questa affermazione di Zagaria bisogna vedere cosa intendesse dire e con quale valenza ha fatto questa affermazione.

D:Ci vuole spiegare un po' quando è nato il Movimento delle Agende Rosse e i punti su cui si fonda?

R:Il movimento è nato in maniera pressoché spontanea e soprattutto tra i giovani.
Decisi di ricominciare a parlare e lo feci con una lettera aperta che pubblicai sulla rete che si chiamava appunto 19 luglio 1992 una strage di Stato.
Perché in quei 10 anni (dal 1997 al 2007, ndr) di silenzio avevo continuato a cercare di capire cosa è veramente successo nel 92 ed ero venuto nella determinazione e nel convincimento che quella di via d'Amelio non fosse stata soltanto una strage di mafia ma fosse stata anche e soprattutto una strage di stato.
Da allora ho cominciato a girare tutta l'Italia invitato per lo più da gruppi di giovani, e a gridare dovunque la mia voglia di verità voglia di giustizia e la mia rabbia.
Questi sentimenti sono stati evidentemente molto contagiosi soprattutto trai giovani e a poco a poco si è formato in maniera quasi spontanea questo movimento.
Solo da poco tempo abbiamo costituito una associazione, le agende rosse, ma erano di persone che venivano alle nostre manifestazioni e ai nostri incontri con questa agenda rossa in mano in quanto questa agenda rossa è stata scelta da me e da loro quale simbolo della ricerca della verità e della giustizia.
Perché su quella agenda rossa esistono sentenze arrivate in cassazione sentenze che hanno messo una pietra tombale sulla verità sulla giustizia visto che è stato addirittura negato quasi che questa agenda rossa sia mai esisti e che fosse contenuta nella borsa di Paolo.
Questo nonostante Agnese e Lucia (moglie e figlia di Paolo) avessero testimoniato che Paolo, prima di partire dalla Villa Grazia di Carina per andare il 19 luglio al suo appuntamento con la morte, mise l'agenda nella borsa.
Non c'è stato mai la fase dibattimentale di un processo che si sono sempre arenati addirittura nell'udienza preliminare nonostante esistono fotografie di una persona che si allontana dalla macchina di paolo portando la borsa in mano.
Ora, io non dico che questa sia la persona che abbia sottratto l agenda però dico che dalla fase dibattimentale di un processo si sarebbe potuto sicuramente arrivare se non alla verità ad avere maggiori elementi su chi avrebbe potuto sottrarre questa agenda.
Visto che io ritengo che l'assassinio di Paolo sia stato organizzato in quella maniera e in quel modo anche per potergli sottrarre l'agenda perché uccidere Paolo senza far sparire l'agenda non sarebbe servito a niente non è di certo alla mafia che interessava far sparire l'agenda ma sicuramente a quei personaggi delle istituzioni delle quali avevano potuto parlare collaboratori di giustizia come Gaspare Mutolo che per primo aveva parlato delle infiltrazioni e delle criminalità organizzate all'interno di istituzioni, all'interno della stessa magistratura, delle forze dell'ordine, dei servizi segreti.
Aveva parlato di Signorino che era stato pubblico ministero al maxi processo, aveva parlato di Contrada che poi è stato condannato per concorso esterno e che si trova oggi purtroppo non più in galera dove sarebbe il suo posto ma agli arresti domiciliari a Palermo e quindi quell'agenda rossa avrebbe dovuto sparire ed è sparita.
È per questo che abbiamo scelto l'agenda rossa quale simbolo di verità e della ricerca di giustizia.
Il Movimento Agende Rosse è un movimento, contrariamente ad altri movimenti che hanno campo di azione più vasto, si limita semplicemente alla richiesta di verità e giustizia sulle stragi di via d'Amelio, dei Georgofili, di via Palestro che ne sono la logica continuazione.
Riteniamo che fino a quando sulla nostra repubblica graverà questo peccato originale di queste stragi che sono all'origine di questa seconda Repubblica, senza quelle stragi non avrebbe potuto esserci questa seconda Repubblica.
E quindi fino a quando ci sarà questo peccato originale sul nostro paese le cose nel nostro paese non potranno cambiare.
Su una Repubblica fondata sul sangue non può venire fuori che quello che viene fuori oggi cioè una Repubblica, sistema di potere che è annegato nel fango almeno fino ad oggi.
Oggi è stato sostituito da un altro ma è una fase transito ma bisogna vedere cosa ne verrà fuori.

D:Che valore ha oggi più che mai il ricordo e il grido che lancia dopo ogni suo intervento “Resistenza!”?

R:Il ricordo vale a poco o a nulla.
io mi rifiuto sempre id andare a inaugurare lapidi, strade intitolate a Borsellino e Falcone e i ragazzi morti con loro
Perché ritengo che uno Stato che sia degno di questo nome prima di tutto debba dare giustizia e poi può pensare alla memoria e a intitolare strade.
L'unica volta che sono andato ad inaugurare un circolo qui a Paderno Duniano, qualche tempo dopo in quel circolo si è svolta una riunione per il giuramento di un locale 'ndranghetista, una 'ndrina lombarda che è stata poi identificata dai magistrati nell'operazione “infinito”.
Quel circolo era intitolato a Falcone e Borsellino quindi la memoria serve a poco e diciamo questo ne è un paradigma evidente.
In ogni caso io distinguo tra ricordo e memoria.
Il ricordo è qualcosa di cristallizzato e si possono ricordare i parenti morti però non un magistrato ucciso anche dallo stato in un paese che vie in una Repubblica che è diretta conseguenza di quella strage.
Non si può parlare di ricordo
per questo io ho mutuato da quando Borrelli il capo della procura di Milano disse “resistere, resistere, resistere” ho mutuato questo grido di “resistenza, resistenza resistenza”.
Anche perché ritengo che quei martiri (visto che non posso più chiamarli eroi dato che eroe qualcuno ha chiamato un assassino come Vittorio Mangano) di queste stragi siano assimilabili ai martiri della resistenza.
Sono morti per cercare di costruire un paese nuovo, un paese libero da questo cancro nato nelle regioni del sud...la criminalità organizzata, la 'ndrangheta, la camorra la sacra corona unita, la mafia.
Si è purtroppo entrato in metastasi ed oggi credo abbia aggredito l'intero organismo del nostro paese.

D:Cosa pensa di Franco Cassata? 

R:Franco Cassata è uno di quegli esempi nei quali purtroppo i posti in alto nella magistratura siano occupati da persone non assolutamente degne di occuparli.
Purtroppo quello di Franco Cassata non è l'unico caso, Cassata è stato tra l'altro di recente , mi risulta, denunciato per aver preparata lui stesso un dossier anonimo su Parmaliana per screditarlo agli occhi dell'opinione pubblica.
Io spero che questa denuncia porti o alle dovute dimissioni di Cassata dal posto che occupa alla procura di Messina oppure che queste indagini vadano avanti e che ci facciano sapere di più su quella Corda Frates cioè su quel circolo massonico in cui magistrati come lui sedevano accanto a mafiosi in quello che veniva denominato il “rito cloridano”.
Lì c'è una continuità tra le Istituzioni dello stato e pezzi dell'antistato, è quello il grosso problema di certe procure del sud.

D:Pierluigi Battista (editorialista del Corriere della Sera) afferma che parlare di Trattativa sulle stragi di Borsellino e Falcone in questo caso si rischia di minimizzare la mafia.
Lei cosa si sente di rispondere?


R:E' piuttosto ambigua.
Io non apprezzo questa uscita.
Che cosa vuol dire? Che non si deve parlare di trattativa?Io non capisco.
Se la trattativa è la causa dell'assassinio e della strage di via d'Amelio, che poi ha portato agli equilibri su cui è nata questa seconda Repubblica, cosa significa?
Vorrei che Battista mi spiegasse cosa vuol dire minimizzare la mafia.
Sono quelle affermazioni generiche di cui non si capisce il senso.
Battista potrebbe evitare, potrebbe fare del giornalismo più mirato e più serio.


Per sentire il podcast dell'intera trasmissione è succificente cliccare QUI .
Se volete la trascrizione letterale e senza alcun tipo di modifica mandatemi un messaggio QUI



Sonia Alfano:LIBE approva la relazione sulla criminalità organizzata e le mafie nell’UE.

E' arrivata in tardi mattina la notizia che la relazione di Sonia Alfano sulla criminalità organizzata e le mafie nell'UE è stata approvata dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni al Parlamento Europeo (LIBE).

Sono molto contenta sia per i contenuti del testo approvato, sia perché si tratta del frutto di un lavoro e di un impegno congiunto da parte di tutti i gruppi politici e dei loro relatori ombra che hanno contribuito fattivamente a migliorare il progetto iniziale”. [Sonia Alfano.it]

La relazione è stata votata all'unanimità, su 49 votanti ci sono stati 49 voti a favore.
Sul sito dell'europarlamentare è possibile trovare ogni informazione al riguardo compreso il relativo progetto di relazione presentato lo scorso marzo.


"Sono fiduciosa che questo testo verrà confermato dalla plenaria il prossimo 25 ottobre, compresa la norma che istituisce la commissione parlamentare speciale sulla criminalità organizzata e le mafie, un passaggio fondamentale per aumentare la consapevolezza politica europea su questo argomento. In questa maniera – conclude – il Parlamento Europeo avrà fornito alle istituzioni europee e agli Stati membri delle linee guida e dei punti cardine che modificheranno gli assetti del contrasto e aumenteranno l’efficacia del percorso europeo e internazionale di lotta ai sistemi criminali.



Un altro passo importante per Sonia Alfano e per la lotta alla mafia, l'Unione Europea ha finalmente l'opportunità di essere un importante ostacolo per i traffici e le azioni di stampo mafioso, problema che non riguarda solo l'Italia.
Non ci resta che attendere la decisione della plenaria che avrà luogo il 25 ottobre.


Paradossale è il fatto che ieri (mercoledì 28 settembre 2011) in Italia, la Camera ha respinto la mozione contro il deputato Saverio Romano accusato di collusione con organizzazioni mafiose.
Speriamo che questa relazione possa aprire la strada ad una seria lotta alla mafia anche nel nostro Paese.


Tutte le informazioni sull'attività dell'europarlamentare sono reperibili sulla sua pagina facebook   E sul suo sito personale .

Meloni:"Perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino"


Giorgia Meloni, Ministro senza portafoglio della Gioventù nonchè Presidentessa di Giovane Italia, in un video di qualche tempo fa ha dichiarato che il PdL, oltre che Popolo della Libertà, sarebbe dovuto esser considerato Popolo della LEGALITA'.
Mi pare un po' inutile commentare questa affermazione dal momento che siamo quotidianamente tempestati dalle notizie di illegalità che ruotano attorno a quasi ogni membro del PdL.
Mi soffermerei invece sugli ultimi secondi del seguente video:
"Perchè noi siamo tutti figli di uomini come Paolo Borsellino"
Ora, siamo tutti a conoscenza dell'idea politica da cui partì Paolo Borsellino e siamo consapevoli della storia politica della Giovane ministra.
E questo poreterebbe a giustificare il perché di queste affermazioni.
Solo che un dubbio sorge spontaneo. 
Giorgia Meloni era consapevole del fatto che stava parlando al Congresso Nazionale del PdL, partito creato e gestito dal più grande magnaccione contemporaneo italiano, Silvio Berlusconi?
E' consapevole del fatto che lo stesso venne indagato quale mandante delle stragi di Capaci e Via D'Amelio?
E' a conoscenza dell'idea e delle affermazioni che aveva colui che ritiene il suo padre ideologico?
Io rinfrescherei la memoria:


Ed infine, è consapevole dell'idea che il magniaccione politico contemporaneo ha di lei?
Rinfrescherei ancora una volta la memoria:

Con questo non voglio dire che deve esserci un certificato che attesti chi può o non può pronunciare il nome di persone quali Paolo Borsellino, ma spero che si inizi a parlare con un po' di cognizione di causa, se possibile.

[video] Napoli:il bacio del padrino!

Ed ecco a voi cosa succede nel quartiere Barra a Napoli, durante la festa dei gigli.
Il boss Angelo Cuccaro arriva troneggiante nella sua cabriolet affiancato da una fitta folla, scende dalla macchina e da il bacetto qua e la cerimonia si conclude con un saluto alle amatissime famiglie camorriste.
Il tutto condito con il famoso "ballo del giglio".
Sceso dall'auto chiede e ottiene l'attenzione della folla per un minuto di silenzio in "onore dei nostri morti" ed infine viene dedicata al boss la canzone "sei grande"

PER VEDERE IL VIDEO COMPLETO:


Brunetta: «Basta con questi certificati anti-mafia»


«Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. Perchè famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia. Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi.  Ci sono tante riforme che non costa niente ma che producono crescita». Renato Brunetta ne spara un'altra, a margine della presentazione del nuovo logo della Pubblica Amministrazione.


«Nel sacro fuoco della semplifica zione amministrativa che, fin qui, ha soltanto complicato la vita a tutti, il ministro Brunetta vuole bruciare la certificazione antimafia per le imprese. Leggiamo sui giornali indiscrezioni che legano il rinnovato interesse per la crescita di questo governo al mai sopito amore per i condoni, tombali o no, che potrebbero trovare spazio tra le misure anti-crisi. Ecco le idee dell'esecutivo Berlusconi per la crescita: meno legalità per tutti». Questo il commento del vicepresidente dei deputati Pd Ventura alle indiscrezioni sui piani del governo per favorire la crescita.

Poi arriva la precisazione del mininistero: «Non «scomparirà» il certificato antimafia ma solo l'obbligo della sua presentazione: lo sottolinea il portavoce del ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, rispondendo alle riserve avanzate dopo il suo annuncio di stamane da esponenti del Pd.

«Preso dal sacro fuoco della banalità politica, il Partito Democratico non ha perso un solo minuto a riflettere su questa importante proposta di semplificazione, preferendo chiosare il tutto con l'abusato slogan 'Meno legalità per tuttì. Che tristezza. I conservatori della sinistra - si legge in una nota del portavoce di Brunetta - non riescono a capire che accadrà esattamente il contrario, in quanto la certezza dei dati non diminuirà ma verrà semmai rafforzata: invece di chiedere al singolo imprenditore di fare il fattorino tra le amministrazioni, saranno infatti queste ultime a procurarsi direttamente presso gli uffici competenti la documentazione richiesta». «Tant'è vero - prosegue la nota - che le amministrazioni certificanti dovranno individuare un ufficio responsabile per tutte le attività volte a gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l'accesso diretto alle informazioni da parte delle amministrazioni procedenti. Solo così arriverà a compimento il cammino intrapreso sin dal 1997 con le prime norme sull'autocertificazione, che potrà adesso cedere finalmente il passo alla »decertificazione».

Il Pd punta il dito sul ministro. «Il ministro Brunetta chiarisca esattamente che cosa intende dire quando parla dell'ipotesi di eliminare l'obbligo per le aziende di presentare il certificato antimafia. Di certo non potrà essere accettata una misura che rende più fragile il sistema di controllo dello Stato», dice Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, osservando che «la semplificazione è fuori tempo massimo». «Il ministro Brunetta, che fa parte di una maggioranza che ha governato in Italia per otto degli ultimi dieci anni, propone ora per lo sviluppo del Paese una semplificazione che - avverte l'esponente Pd - rischia di indebolire i presidi antimafia di cui ci siamo dotati in questi anni. La penetrazione delle mafie in ogni tipo di gara o di appalto per opere pubbliche è un dato crescente ed è noto a tutti».


«È evidente che il ministro Brunetta volesse lanciare una provocazione. Proponendo l'abolizione della certificazione antimafia, Brunetta ha voluto dirci: se un indagato per mafia può fare il ministro, con la benedizione del ministro dell'Interno, perchè mai le imprese dovrebbero farsi rilasciare dagli uffici periferici del ministero dell'Interno, la certificazione antimafia?».

Così il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Antimafia, Luigi Li Gotti ironizza sulle affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione sostenendo: «Brunetta ha ragione: la mafia (prima con Cosentino, ora con Romano) è, evidentemente, una componente della maggioranza e del governo». «Brunetta, quindi, ha il merito di non essere ipocrita» conclude Li Gotti. 

[fonte]

Il Testimone (MTV):Peppino Impastato e Pino Maniaci


Pif punta l'obiettivo sugli "scassaminchia", ovvero irriducibili combattenti dei giorni nostri che quotidianamente, attraverso le loro attività, denunciano la Mafia.
Protagonisti principali della puntata sono:
- Pino Maniaci e Telejato:

Pino Maniaci, imprenditore edile, rilevò l'emittente nel 1999. Prima Telejato era legata a Rifondazione Comunista.
Negli anni l'attività dell'emittente si è caratterizzata per la sua opera di informazione orientata alle notizie relative alla criminalità organizzata sovente con toni di denuncia in un bacino d'utenza caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre.
Altri temi trattati sono quelli relativi alla gestione amministrativa, questione ambientale, economia, degrado del clima politico, speculazioni sul territorio.
Nel panorama informativo italiano Telejato è di fatto il punto di riferimento per redazioni e giornalisti nazionali che ricercano notizie nell'area di operatività dell'emittente (Ambiente Italia, Le Iene, Sciuscià, giornalisti de l'Unità, de Il Foglio, di Liberazione, del Corriere della Sera, di La Repubblica).
Letizia Maniaci di Telejato, è stata insignita del premio Maria Grazia Cutuli come giovane giornalista emergente .
Tra i collaboratori dell'emittente vi è anche Salvo Vitale, già conduttore con Peppino Impastato di Radio Aut [fonte Wikipedia]
- Peppino Impastato:

Per vedere la puntata per intero:
http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s03/il-testimone-s03e01

Telejato, nuove minacce a Pino Maniaci

Nuove minacce contro Pino Maniaci, direttore di Telejato, coraggiosa emittente della provincia di Palermo. Scritte sono state trovate sui muri di diverse strade di Partinico, dove la notte scorsa è stato ucciso un uomo. "W la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra", si legge in alcune vie; accanto a questa scritta l'immagine di una bara.
La segreteria provinciale di Palermo dell'Associazione siciliana della stampa, esprime "piena solidarietà" a Maniaci, da tempo oggetto di intimidazioni per il suo impegno antimafia. Proprio ieri il direttore dell'emittente aveva cancellato un'altra scritta contro di lui: "Hai rovinato un paese", si leggeva.

"Fatti come questi sono assolutamente intollerabili - afferma il segretario provinciale di Assostampa Palermo, Roberto Ginex - chi inneggia alla mafia e la difende è contro la Sicilia e i siciliani, il sindacato dei giornalisti è vicino a Pino Maniaci e a Telejato che siamo certi proseguirà senza indugi con la sua informazione libera e schierata dalla parte della società civile. Confidiamo infine nell'azione delle forze dell'ordine che indagano per scoprire gli autori di questi gesti vili".

[da Repubblica]

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